Il legame fra le orbite classiche e la Meccanica Quantisitica
Come
si applica il principio di corrispondenza ai modelli di Bohr e Rutherford? |
Cominciamo
dall'inizio. Conosci la teoria di Bohr: gli atomi possono occupare solo
certi livelli energetici, ed emettono o assorbono radiazione solo quando
saltano da un livello all'altro. Se un elettrone cade su un livello di
energia inferiore, viene emesso un fotone; per il principio di conservazione
dell'energia, sappiamo che l'energia di quel fotone è uguale all'energia
che l'elettrone ha perso--cioè, alla differenza fra il livello superiore
e quello inferiore. Sappiamo anche che l'energia del fotone è uguale
alla sua frequenza moltiplicata per la costante di Planck; perciò,
se conosciamo quali sono i livelli energetici, possiamo trovare le frequenze
corrispondenti. |
Sì,
ma come facciamo a sapere quali livelli energetici sono permessi? |
Bohr
trovò una formula che forniva questi livelli. La formula non aveva
un saldo fondamento teorico, ma andava d'accordo molto bene con i dati
sperimentali. Nel 1885, circa 30 anni prima del lavoro di Bohr, J.J. Balmer
studiò le frequenze delle righe spettrali dell'idrogeno, e scoprì
un'equazione che forniva con grandissima precisione queste frequenze.
Bohr scoprì che la sua teoria era in perfetto accordo con questa
formula, a patto di assumere che il momento angolare dell'elettrone fosse
ristretto ad un determinato insieme di valori. (Doveva essere un multiplo
intero della costante di Planck divisa per 2 pi greco, detta "h tagliata") |
Posso
mostrarti la formula di Balmer e il modo in cui Bohr derivò da essa
il momento angolare dell'elettrone. |
Dato
il momento angolare, Bohr potè trovare agevolmente la velocità
e il raggio orbitale dell'elettrone, con i quali poter calcolare la sua
energia cinetica e potenziale. Questo, a sua volta, significava poter calcolare
la differenza di energia fra due orbite, e quindi la frequenza del fotone
corrispondente. |
OK...cosa
c'entra tutto questo con la faccenda dei livelli energetici molto densi
e ravvicinati? |
Come
ti ho detto, il momento angolare doveva essere un multiplo intero di h
tagliata; l'intero viene di solito indicato con n. Il valore n=1
corrisponde allo stato fondamentale, dove l'elettrone possiede la minima
energia possibile. Esaminando la sua formula, Bohr notò che, al
crescere di n, la differenza fra livelli consecutivi di energia
diventa sempre più piccola; precisamente, tende a zero quando n
tende all'infinito. |
Quindi
i livelli di energia sono "ben impacchettati" quando n è
grande. Ma cosa c'entra questo con il modello classico? |
Ti
ricordi che dalla formula di Bohr si può ricavare il raggio orbitale
e la velocità dell'elettrone? A loro volta, questi valori ci permettono
di calcolare la sua frequenza orbitale--cioè il numero di orbite
che percorre nell'unità di tempo. |
E'
quella che abbiamo chiamato la "frequenza di oscillazione", vero? |
Giusto.
Ora viene il bello: man mano che n cresce, la differenza fra i livelli
di energia che corrispondono ad n e n+1 si avvicina sempre
di più alla costante di Planck moltiplicata per la frequenza orbitale
al livello n. |
Aspetta
un momento...abbiamo detto che la differenza fra i livelli energetici deve
essere uguale alla costante di Planck moltiplicata per la frequenza del
fotone. Quindi, per valori molto grandi di n, la frequenza del
fotone risulta in pratica uguale alla "frequenza di oscillazione" dell'elettrone--che
è quello che prevede il modello di Rutherford! |
Esatto;
ecco dove la meccanica classica e quella quantistica si sovrappongono.
Un altro modo di vederlo è il seguente: si può pensare che
la frequenza del fotone emesso sia sempre compresa fra le frequenze
orbitali dei due livelli coinvolti (il che può essere verificato,
con qualche calcolo). Quando i livelli energetici si avvicinano fra loro,
non c'è più molto "spazio", cosicchè la frequenza
del fotone è costretta ad essere sempre più vicina a quella
orbitale.
|
Posso
farti vedere una dimostrazione algebrica di questa relazione fra i modelli
di Rutherford e di Bohr. |
Notevole.
Ora vedo chiaramente il legame fra il modo classico di affrontare il problema,
che funziona bene per grandi oggetti come stelle o pianeti, e il modello
di Bohr, che descrive come vanno veramente le cose su scala atomica... |
In
realtà, questo non è proprio tutto. Nessuno sa esattamente
cosa succede "veramente" all'interno di un atomo, ma sappiamo che il modello
di Bohr sicuramente non è giusto; gli elettroni non si muovono affatto
lungo delle orbite. Il modello
di Schrödinger è molto più in accordo con i dati
sperimentali che abbiamo, quindi presumiamo che sia una descrizione più
vicina alla realtà. |
Oh,
no, un altro modello! Come fa il modello di Schrödinger a spiegare
la radiazione emessa dagli atomi? E' ancora in accordo con l'idea delle
"cariche oscillanti"? |
Questa
è un'altra storia... |

 
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